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lunedì 26 dicembre 2011

...piramidi da realizzare...

Il direttivo del Circolo Idv di Capua si è riunito nei giorni scorsi e, assieme ai consueti auguri di Natale, ha tirato le somme dell’attuale situazione cittadina. 

E’ parso a tutti evidente che in città si vive una situazione paradossale nella quale, chi amministra vantandosi ancora del 90% dei consensi ottenuti dalle urne di Maggio, per le sue scelte scellerate di questi mesi si trova oggi ad avere contro la maggior parte dei suoi stessi elettori. 

Idv osserva che quel 90% fu ottenuto a Maggio grazie ad una campagna elettorale economicamente “faraonica” e che oggi questa amministrazione deve pur realizzare qualche “piramide”, che questa sia un inceneritore, un gassificatore o altro non importa. 

Ma quel consenso plebiscitario, già dopo un mese, si era dimezzato riducendosi al 45% allorquando, in occasione dei referendum popolari di Giungo, gli elettori capuani erano stati lasciati liberi di pensare, di decidere e di votare. Oggi, grazie all’opera di sensibilizzazione che Idv e il Comitato “No Gassificatore” stanno operando in città, con l’adesione di movimenti e associazioni di altri paesi della provincia, i cittadini hanno fatto un ulteriore e importante passo: la presa di coscienza che la città, a parte le promesse e i mega-progetti, che lasciano il tempo che trovano, si trova in una situazione di grave asfissia. 

Non ci sono prospettive per il commercio, per l’economia locale, per il lavoro dei giovani. In più, alla “grave situazione mondiale” che tanto piace richiamare a chi amministra la città, si aggiunge una serie di “disinvolti” comportamenti da parte di maldestri amministratori. 

Per fare solo un paio di esempi tra gli ultimi episodi: a Settembre prima avevano inserito nel riassetto di bilancio la cessione del terreno per l’inceneritore alla Provincia, per un valore di un milione e duecentomila euro, valutato con evidente approssimazione e senza alcuna certezza espressa dalla Provincia e poi lo hanno ritirato dal riassetto assieme ad un pari ammontare di debiti, spostati fuori bilancio per far “tornare i conti”; prima avevano cercato di vendere otto appartamenti di proprietà del Comune e poi, accorgendosi che l’operazione non era possibile perché le proprietà erano soggette a pignoramento, hanno fatto un’imbarazzante marcia indietro. 

Insomma la città è allo sbando, fa fatica a sopravvivere e chi dovrebbe occuparsi del risanamento del bilancio lancia invece l’estrema, e speriamo finale, illusione: che la “rinascita” della città possa avvenire attraverso uno “strumento di morte”, l’inceneritore di rifiuti. 

Idv è al fianco dei cittadini, parte attiva del Comitato “No gassificatore”, e invita tutti all’incontro pubblico di domani 27 Dicembre alle ore 18:30 al Salone Capecelatro. 

Sul tema “Le rilevanti ragioni del NO al Gassificatore” interverranno padre Alex Zanotelli (missionario della Comunità Comboniana), ing. Vincenzo Cenname (sindaco di Camigliano) e il dott. Antonio Marfella (tossicologo, oncologo, membro del direttivo regionale medici per l'ambiente).

venerdì 23 dicembre 2011

...discorsi sull'inceneritore...


L’inceneritore ha monopolizzato i discorsi delle ultime settimane. 

Le iniziative del Comitato cittadino e il coinvolgimento di gruppi, associazioni e movimenti di tutta la provincia hanno avviato una preziosa opera di sensibilizzazione. 

Informare i cittadini è il principio base per la partecipazione alle decisioni e al futuro della loro città.

Iniziamo allora quest’opera informativa con un articolo sulle regole fondamentali perchè si realizzi un ciclo dei rifiuti non solo “integrato”, ma anche “virtuoso”. 

Come si vede, di impianti e di discariche si parla, in maniera sfumata, ma solo alla fine del ciclo, per le minime parti residue. 

Bisogna invece capire che FARE la raccolta differenziata, da solo, NON ha alcun significato SE NON si riciclano i materiali differenziati e SE NON si tratta l’umido presso impianti di compostaggio

Purtroppo molti danno priorità ai discorsi sulla localizzazione, sul tipo e sulle dimensioni degli impianti e qui ognuno ha la soluzione migliore nella borsa, assieme al catalogo per poterla “piazzare”. 

Possiamo capire che un amministratore deficitario è attirato dai compensi e dai ristori riservati ai Comune che ospitano inceneritori ma, ci chiediamo, quanto potranno bastare 90.000 euro all’anno di CIP6 (1 euro a tonnellata per la capacità prevista a Capua di 90.000 t/anno) a sanare una situazione che tutti sappiamo essere ben più grave? 

Non distogliamo allora l’attenzione dal problema vero: il nostro Comune è sull’orlo del dissesto e non si prendono le contromisure per riparare la crisi.
Nicola Scalera
Referente Circolo Idv di Capua

domenica 27 novembre 2011

...Inceneritore a Capua?...


Capua, da città d’arte e di studi, sta modificando la sua vocazione verso l’incenerimento dei rifiuti. 

E’ questo un dato di fatto incontestabile, al di sopra di ogni considerazione tecnica, economica o politica. Sull’argomento, in città si sta manifestando una diffusa indignazione verso chi per mesi aveva negato questa possibilità e ora, inneggiando a presunti benefici economici per il Comune del valore di 2 milioni di euro l’anno, ha dato un’improvvisa accelerazione alle pratiche di insediamento. 

L’alienazione del territorio verso la Provincia, che inizialmente era avvolto in un’alea di mistero, nell’ultimo Consiglio Comunale ha avuto il momento del battesimo: l’area sarà destinata al nuovo inceneritore, quello inizialmente previsto a Napoli Est, che sta per approdare a Capua.

A questo si aggiungerà anche un Gassificatore? E poi altri tipi di impianti di smaltimento? 

Tutto da chiarire ma, ovviamente, i cittadini saranno gli ultimi a doverlo sapere. 

E’ urgente che un Consiglio Comunale aperto illustri a tutta la cittadinanza il piano complessivo previsto per Capua per realizzare un ciclo integrato (e virtuoso) per i rifiuti.

E’ urgente che la problematica sia chiarita alla luce del Piano Provinciale e Regionale

Per i poveri cittadini capuani, al momento si applica la vecchia storiella della rana e dell’acqua bollente: la rana, se gettata nell’acqua bollente, scatta via ustionata e se ne tiene alla larga. Se invece entra nell’acqua tiepida che pian piano viene riscaldata, viene mandata in un tiepido torpore che la fa addormentare. Quando l’acqua lentamente diviene sempre più calda, non si accorge più che la sua pelle è diventata sempre più rossa e sta bollendo, sempre piano piano. Così muore la rana , piano piano, bollita.

Idv è e sarà sempre in prima linea a difesa dei cittadini, a rivendicare il diritto di sapere che tipo di futuro è riservato alla nostra città.

sabato 4 giugno 2011

La truffa del CIP6

La truffa dei CIP 6 è ormai ben nota a tutti, anche se periodicamente, sia gli italiani che le istituzioni europee sembrano dimenticarsene.

In breve tutto comincia nel 1992 con la delibera n. 6 del Comitato Interministeriale Prezzi che stabilisce un incentivo per la produzione di energia provenienti da fonti rinnovabili.

I fondi per tale operazioni provengono da un aumento del 7% delle bollette energetiche di tutti gli italiani che, da circa 20 anni, finanziano in questa maniera la promozione delle energie rinnovabili. O almeno pensano. Perché la delibera CIP6 fa riferimento ad una legge preparata ad hoc per fregare gli italiani a favore di industriali e affaristi che si spacciano per grandi imprenditori ma che costruiscono i loro profitti distraendo in maniera inopportuna risorse pubbliche.



Con l’espressione “rinnovabili e assimilate”, infatti, sono state finanziate per decenni forme di energia che nulla hanno a che fare con la definizione di rinnovabili fornita dalla Direttiva 2001/77/CE. Un caso su tutti, gli inceneritori, costruiti in Italia non perché, come vogliono farci credere, sono la soluzione al problema dei rifiuti ma per il semplice fatto che costruirli e gestirli rappresenta un grosso affare per pochi, pagato dai contribuenti.

Nel 2004 la Commissione Europea apre a tal proposito ben due procedure di infrazione contro l’Italia, giudicando inammissibile il finanziamento pubblico per l’incenerimento come fonte di energia rinnovabile.

L’Italia, messa all’angolo, rimedia con una serie di iniziative legislative con le quali formalmente, riesce a chiudere le procedure della Commissione. In sostanza, però, tra proroghe e deroghe ancora oggi decine di impianti di incenerimento usufruiscono degli incentivi CIP 6.

Emblematico è il caso del celeberrimo decreto col quale il Governo italiano ha provato a risolvere la crisi dei rifiuti in Campania nel 2008.
L’art. 9 della Legge 210/2008 prevede infatti gli incentivi per gli inceneritori che sono entrati in esercizio entro il dicembre 2009 e pone una deroga completa (e assolutamente incompatibile con la legislazione UE) per tutti gli impianti di incenerimento relativi a situazioni di emergenza quale quella campana.

Ed è per questo che, per risolvere la questione dei rifiuti, piuttosto che attivare seriamente la raccolta differenziata e incentivare la costruzione di moderni impianti di riciclo, si parla solo di quanti inceneritori costruire e di dove metterli.

ECCO il testo della lettera di Sonia Alfano al Presidente della Commisione Europea e la risposta di Barroso:

Presidente, la direttiva 2001/77/CE fissa la definizione di fonti rinnovabili per individuare quelle per le quali sono ammissibili degli incentivi pubblici. Dalle fonti rinnovabili è escluso l’incenerimento della parte non biodegradabile dei rifiuti. L’Italia sin dal 1992 ha incentivato attraverso un aumento della bolletta energetica dei cittadini la costruzione di inceneritori, scientificamente dannosi per la salute e per l’ambiente e per questo posti dall’UE come opzione residuale per la gestione integrata dei rifiuti. Con riferimento a questi incentivi ci sono state ben due procedure di infrazione e, nonostante formali interventi legislativi, in Italia l’incenerimento di rifiuti viene ancora oggi incentivato come assimilato alle rinnovabili, uno su tutti il caso di Acerra. Mi rendo conto che potrà risultarle difficile ricordare i dettagli della situazione dei CIP 6 e per questo che ho presentato una interrogazione scritta. Le domando però di confermarmi che non è possibile incentivare come rinnovabile l’incenerimento di rifiuti non biodegradabili e che non è prevista alcuna deroga in tal senso. Inoltre vorrei sapere se non risulta incoerente che la direttiva rifiuti ponga l´incenerimento come opzione residuale per lo smaltimento dei rifiuti mentre la direttiva 2001/77/CE incentiva come fonte rinnovabile l´incenerimento. La Commissione prevede un intervento di revisione a tal proposito?

ED ECCO LA RISPOSTA:
Onorevole Alfano, lei ha detto giustamente che si tratta di una domanda molto dettagliata. Non posso conoscere i dettagli di tutte le procedure di violazione. Le posso dire però una cosa importante per quanto riguarda l’energia. Al mercato interno dell’energia, abbiamo adesso settantasette procedure di violazione in corso nei confronti dei paesi membri e cinquantacinque sul mercato interno, quindi se mi può fornire  la sua interrogazione per iscritto sarò estremamente lieto di fornirle un risposta sempre per iscritto.

RESTIAMO IN FIDUCIOSA ATTESA ...